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martedì 17 marzo 2009

1936 - la ribellione, il perfezionismo, la galera.

Poco si sa del Pickett giovane: le poche notizie che abbiamo ci danno un quadro complessivo da cui si evince che fosse un ragazzo difficile, scontroso e insofferente a qualsiasi tipo di disciplina e gerarchia. Un episodio su tutti è quello della detenzione in carcere.
Nel 1936 a 18 anni, Pickett Anderson Zerf, finì per due giorni in prigione per atti vandalici contrari al pubblico decoro (così nela casellario giudiziario di Belp, pag.42, quadro A, sezione penale - 1936).
Zerf amava decorare i treni della stazione di Belp (pratica oggi assai diffusa tra i giovani), solo che a quel tempo non c'erano le bombolette spray e tutto doveva essere fatto con pennello e tavolozza.
Zerf impiegò ventidue ore a dipingere una parte del treno (la foto in alto lo ritrae in opera) decidendo, poiché era un perfezionista, di riprodurre un quadro in voga in quel periodo, la Ragazza alla finestra di Pablo Picasso.
La polizia allertata, aspettò che il ragazzo finisse l'opera per arrestarlo.
La famiglia dovette pagare la riverniciatura del treno.

venerdì 27 febbraio 2009

Zerf control

Il giovane Zerf avama dipingere e giocare a dama, suonare il corno e frustare i cavalli da tiro di nonno Peterhanselegretel.
Quando non era scuola, i suoi pomeriggi adolescenziali erano scanditi da un ritmo calmo, ma ben definito: dipingeva una striscia verde su una tela, muoveva un pezzo della dama, suonava una nota con il corno e dava 107 frustate ben assestate al povero cavallo del nonno Peterhanselegretel (e a volte le prendeva anche il nonno).
L'incontro con Petra sconvolse tutto: scoprì che c'era di meglio che frustare i cavalli, e si dedicò al corteggiamento.
La deriva onanista di Zerf si concluse il 12 gennaio del 1940, quando, dopo quattro anni di frustate, Petra si decise a sposarlo.

mercoledì 25 febbraio 2009

Pickett Anderson Zerf e l'errore di Yalta

La Conferenza di Yalta (o Jalta) è il nome del vertice tenutosi, dal 4 all'11 febbraio 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale nel quale i leader di tre paesi presero alcune decisioni importanti su come proseguire il conflitto, sull'assetto futuro della Polonia e sulla nuova Società delle Nazioni. I tre protagonisti furono Franklin Delano Roosvelt, Winston Churchill e Stalin, capi dei governi degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell'unione Sovietica. Non venne invitato il leader francese Charles de Gaulle. Alcuni storici sostengono che de Gaulle venne escluso, perchè rifiutò di cambiare il nome del suo stato in Francia unita o, tutt'al più, Unione Francese. "A quei tempi, i simboli erano importanti, e Francia Unita, avrebbe dato l'idea di coesione e forza" scrive Reickerman in "La conferenza di Yalta". Ma altri documenti storici ci raccontano un'altra verità. I diari di Zerf, custoditi nella fondazione omonima ed ora consultabili, rivelano nuovi aspetti storici, e aggiungerei sorprendenti. Ai tempi dell'organizzazione della Conferenza di Yalta, Zerf aveva 25-26 anni, e lavorava come segretario presso l'ente governativo anglo-americano incaricato di occuparsi di tutti gli aspetti riguardanti l'organizzazione della conferenza stessa. Fu lui che scrisse le lettere d'invito per gli invitati principali Roosvelt, Churchill, Stalin e De Gaulle. La storia, come tutti sanno, racconta che De Gaulle fu l'escluso per eccellenza. Tutte le teorie fin qui esposte per giustificare l'esclusione, sono spazzate via dal diario di Zerf. Il 28 novembre 1944, racconta W.P.A. Zerf, festeggiò il compleanno di Pablo, un clandestino haitiano con velleità poetiche, e si ubriacò di rhum. Ricorda Zerf che nel pomeriggio dello stesso giorno aveva scritto gli inviti per Churchill, Roosvelt e Stalin ma non quello di de Gaulle perchè aveva finito la carta da lettere. Lo avrebbe fatto il giorno dopo, e così fece. La mattina del 29 novembre 1944, fu di parola. Appena entrato in ufficio scrisse subito l'invito per il leader francese. Sarà stata la stanchezza o i postumi della sbornia... confuse la Y con la M. Che strana coincidenza. Qualsiasi altra lettera avrebbe composto il nome di un posto inesistente. Invece, la Emme sostituiva la Ypsilon, invitando De Gaulle a Malta, invece che a Yalta. Alcuni sostengono che l'errore fu voluto, perchè Zerf non credeva che de Gaulle fosse presidente di qualche cosa e perché era convinto che i francesi non potessero arrivare a cariche di prestigio. Perciò, ora, si può dire con certezza che De Gaulle non venne escluso, ma fu vittima di un errore di battitura. Le conseguenze furono molto più gravi di quello che la storia racconta. Secondo i piani della Conferenza di Yalta, la Francia a fine guerra, avrebbe annesso, Olanda, Spagna e grande parte della Germania seguendo l'ottica di smembramento, disarmo e smilitarizzazione della Germania, come "prerequisiti per la pace futura". Anche il Liechtenstein sarebbe andato alla Francia, insieme al comune di Abbiategrasso... ma quelle furono le perdite minori. Ovviamente, de Gaulle non presentandosi perse il premio. Tutto questo influenzò l'assetto geopolitico e la storia dell'intera Europa, nonchè la storia del calcio. Pensate a cosa sarebbe diventata la Francia calcisticamente. Anche se, come scrive Zerf, con Raymond Domenech alla guida avrebbero vinto tanti mondiali quanti ne hanno adesso.

lunedì 23 febbraio 2009

Pickett Anderson Zerf e il fumo



Dei tanti vizi illegali di W. P. A. Zerf quello del fumo è uno dei pochi, forse l'unico, legale; sempre che non si parli di Papua Nuova Guinea dove, come ben saprete, il fumo è punito con l'asportazione della trachea e una multa simbolica di 1 kina. Zerf per molto tempo è stato un fumatore incallito. A riguardo di questo attuale problema scrive, nel pomeriggio del 23 aprile 1953, e pubblica il mese successivo un testo dal titolo "Smettere di fumare è difficilissimo. Io ci riesco quasi tutti i giorni ma io sono io", testo piuttosto superficiale, nonchè fumoso, che ha l'unico pregio di aver aperto la via alla pubblicazione di manuali che insegnano cose inutili. Dopo essere riuscito a smettere di fumare almeno 150 volte Zerf decise che non doveva più dimostrare niente a nessuno e in un momento di riflessione, pubblicò il breve saggio "Ho smesso di fumare...le mie" che consta di 76 pagine. Inizialmente il volumetto era di 78 ma le due pagine manchevoli, vennero usate come filtrini. Il libro in questione risulta piuttosto caotico nella parte delle conclusioni, in quanto Zerf viene assorbito da altre tematiche che attirarono il suo dinamicissimo pensiero. In questo periodo inizia, infatti, la stesura di quello che Gian Egidio Rossi Riboldi ritiene il massimo capolovo Zerfiano, ovvero, il discusso ma anche discutibile "Metempsicosi del souvenir di viaggio: etica e poetica del turismo di massa". In questo lavoro incompleto di 4 tomi e mezzo, Zerf analizza l'idea di viaggio, inteso anche come mero spostamento non finalizzato. L'opera rimase incompleta forse per via del fatto che, come scrive Leed nel La mente del viaggiatore "uno dei piaceri del viaggio, è la gioia dell'incontro con realtà diverse e strane, non è altro che una riduzione della tensione e dell'angoscia che l'ignoto provoca fin dall'infanzia". Tutti, ormai sappiamo, quanto Zerf fosse scontroso e poco incline a conoscere realtà strane, e specialmente, quanto sia stata problematica la sua infanzia. (Foto: parte della collezione di sigari di Zerf, donatami di persona dallo stesso Zerf).

domenica 22 febbraio 2009

Zerf: tra mito e leggenda

Intorno al personaggio di William Pickett Anderson Zerf, o come lo chiamavano tutti i suoi amici, Pickett Anderson Zerf, ruotano molte storie. Non esiste infatti una sua biografia ufficiale ma dalle cronache del tempo siamo risaliti ad alcune probabili biografie non ufficiali che sono ancora al vaglio degli storici.
William Pickett Anderson Zerf, o come lo chiamavano tutti i suoi amici, Pickett Anderson Zerf, nasce nel 1913 in una piccola cittadina danese a pochi chilometri dalla capitale danese. La sua infanzia fu segnata dal fatto che i suoi genitori erano sempre fuori per lavoro tornavano sempre in occasione del capodanno cinese, cosa che per un certo periodo confuse il giovane Pickett Anderson Zerf al punto di non comprendere più il vero fluire del tempo. Forse fu proprio questo episodio ad infondere nel giovane zerf, la passione per l’oreficeria e per la misurazione del tempo.
L’adolescenza di Zerf, fu quella di qualsiasi altro giovane che aspirava a creare qualcosa di nuovo e sorprendente, che il mondo apprezzasse e nello stesso tempo imparasse a valorizzare. All’età di quindici anni, Pickett Anderson Zerf emigrò all’estero per cercare fortuna, poiché la sua concezione di tempo e la sua lingua parlata non corrispondevano al normale senso civico danese. La sua tata infatti, Maria Nunez Andres, emigrata in Danimarca per cercare lavoro come badante, parlava solo ed esclusivamente portoghese, quindi fin da piccolo il giovane inventore imparò a pensare con la propria testa, fuori dagli schemi di una società troppo basata su una canonica misurazione del tempo. Si stabilì allora nella ridente cittadina di Belp, a pochi chilometri da Berna. Continuarono però i soliti problemi di comunicazione ma il giovane William Pickett Anderson Zerf, o come lo chiamavano tutti i suoi amici, Pickett Anderson Zerf, non si scoraggiò e dopo un anno e mezzo di durò lavoro riuscì a imparare la sua prima frase nell’idioma oltralpe: “Niet caffè, merci”. Una data importante nella vita del giovane orafo fu il 1929, quando iniziò a lavorare come garzone nella bottega artigianale del Kaiser Belp, nell’omonima cittadina. Qui Zerf imparò i rudimenti della misurazione del tempo, il corretto modo di fondere i metalli, l’arte della creazione di meccanismi perfetti e la cottura ottimale del pane con l’uvetta. Solo dopo i primi mesi si capirono già le potenzialità del giovane inventore, incuriosito, appassionato, ossessionato dal suo nuovo lavoro.
Dopo due anni di apprendistato, Zerf riuscì a trasformare quella piccola bottega artigianale in una delle quattro grandi industrie del cantone svizzero, applicando i principi base della catena di montaggio (che un certo Ford qualcosa aveva applicato in America, credo) con una suddivisione verticale del lavoro. Ma nonostante la fama, le persone intorno a lui continuavano a non capirlo. Le sue idee cominciarono a risultare troppo innovative e lo spettro della sua lingua portoghese continuava ad aleggiare nei salotti dell’alta società di Belp. Se da una parte le sue idee di organizzazione del lavoro venivano osannate, dall’altra erano viste con timore le sue idee di orologi da polso giganti.
Nel 1932, a soli ventinove anni, Zerf conobbe il filosofo Martin Joan Olsen con il quale iniziò una amicizia epistolare che però non fu mai ricambiata. Lo studio della filosofia, dell’amore per il sapere cominciarono a prendere il sopravvento tanto che per alcuni anni egli si ritirò a fare l’eremita nella biblioteca comunale di Belp. La cosa da subito creò un certo scompiglio, poiché Pickett Anderson Zerf era solito leggere con indosso solo i suoi amati calzoncini di pelle tirolesi.
Dopo circa due anni di studi, in cui il povero Zerf si cibò solo di thè, biscotti e rape al vapore (di cui sappiamo dalle cronache che Zerf era molto ghiotto) che gli venivano recapitate dal ristorante a fianco della biblioteca ,la sua produzione letteraria non fu però così vasta, poiché risulta dagli archivi della biblioteca comunale di Belp che in due anni di soggiorno, Zerf lesse solo tre libri, di cui due illustrati e che passò la maggior parte del tempo a disegnare orologi sulle copertine dei libri che trovava. Purtroppo le informazioni su Zerf terminano nel 1942.
Negli ultimi anni passati a Belp, i suoi assistenti raccontano di un uomo del tutto diverso da quello conosciuto, un uomo tranquillo, mite che era solito ripetere di aver trovato la soluzione a tutto.

mercoledì 18 febbraio 2009

WILLIAM PICKETT ANDERSON ZERF

Ebbe l’idea fissa del tempo William Pickett Anderson Zerf . Nacque il 21 marzo ( primo giorno di primavera ) del 1918 ad Andernach ( nella regione della Renania-Palatinato, in Germania ) dove sua madre, tedesca, incontrò suo padre, un soldato polacco-olandese, durante l'occupazione tedesca alla fine della prima guerra mondiale. All'età di due anni la sua famiglia si trasferì a Breeno nelle Fiandre, per poi abbandonarle bruscamente con l’avvento della famosa epidemia pestilenziale del 1923.

L’allegra famigliola trovò rifugio a Le Havre in Normandia dove il piccolo Willi frequentò gli studi. Qui trascorse la sua giovinezza, alternando le sue precoci letture filosofiche con i racconti dei pescatori dai maglioni neri dai lunghi colletti, ch’egli stesso da quei giorni indosso sempre. Di questi anni è l’epistolario con il grande filosofo tedesco Martin Heidegger, il quale proprio grazie all’apporto delle conclusioni del giovane Pickett pubblicherà Essere e tempo nel 1927. L’idea della finitezza della vita e della consapevolezza dello scorrere del tempo sono i punti fondamentali del pensiero di Pickett. La sua riflessione giunge a comprendere la relazione profonda che lega l’esistenza umana alla temporalità. Il “senso dell’essere” si svela dopo la comprensione del tempo che passa e mai dimenticarsi del tempo che passa. Ecco l’illuminazione: costruire un grande orologio da polso di almeno un metro di diametro, con una quarta lancetta, dal moto verticale, rivendicatrice dell’acquisizione di “senso raggiunto”.

L’unico modello che Pickett riuscì a realizzare lo indossava egli stesso, il mercato francese ed europeo dell’epoca era distratto dalla rincorsa agli armamenti, di lì a poco la seconda guerra mondiale. Successivamente l’invenzione cadde in definitiva disgrazia e venne dimenticata.
Una grande ed ultima testimonianza però ci rimane, quella del filosofo esistenzialista ed amico Jean-Paul Sartre che cosi scrisse: “ Ricordo l’ultima volta che vidi Pickett Anderson Zerf, era il 13 giugno del 1940, il giorno prima dell’occupazione tedesca, camminava per rue des Capucines con il suo grande orologio da polso e una baguette fumante sotto il braccio. Indossava sempre quel maglione nero dal lungo colletto, anzi fu grazie a lui che noi tutti iniziammo a metterlo.“
Da quel giorno di William Pickett Anderson Zerf non si seppe più nulla.

Grazie alle ricerche di Roberto Santoro, il cantautore, e di Fabrizio Maramao, il filosofo-imprenditore, compiute a metà degli anni novanta del secolo scorso, fra una partita di scopa e un bicchiere di tequila Sauza , oggi il sogno di William Pickett Anderson Zerf si è realizzato.